Cos’è la Terapia Breve Strategica

Assunto principale dell'approccio strategico è che un problema, o "sintomo" deve la sua persistenza al fatto che le soluzioni per superarlo non sono state efficaci e continuano a venir reiterate creando cosi un circolo vizioso.

Scopo di un intervento strategico è quindi l’interruzione del circolo vizioso che si è venuto a creare tra tentate soluzioni e persistenza del problema.

Mediante l’analisi delle soluzioni inefficaci, che svelano la struttura del problema, si possono costruire specifiche manovre, che con l’ausilio di stratagemmi terapeutici (particolari modalità strategiche che permettono di aggirare la resistenza al cambiamento), saranno in grado di sovvertire l’equilibrio patogeno del sistema.

Tale intervento si propone di indurre dei cambiamenti nelle modalità con le quali le persone hanno costruito realtà private disfunzionali, vale a dire nell’organizzazione relazionale, cognitiva ed emotiva retrostante al disturbo: per risolvere un problema, quindi, occorre capire come il sistema di percezione e reazione nei confronti della realtà funzioni nell’hic et nunc, nella situazione attuale della persona, piuttosto che ricercare le cause passate che lo hanno prodotto.

Ovvero si deve cercare di capire “come funziona” tale problema e non “perché esiste”.
Questo in genere porta una persona, una coppia, o una famiglia, al totale superamento del problema, in tempi molto rapidi, cioè, in media, nell'arco di 8-20 sedute.

Si tratta, dunque, di un approccio breve che si occupa da una parte, di eliminare i sintomi e i comportamenti disfunzionali, dall'altra di produrre un cambiamento nelle modalità attraverso le quali una persona costruisce la propria realtà personale e interpersonale garantendo dunque la permanenza del cambiamento.

A differenza delle tradizionali teorie psicologiche e psichiatriche, un terapeuta strategico non utilizza nessuna definizione di “normalità” o “patologia” psichica; si basa piuttosto sui concetti di “funzionalità” o “disfunzionalità”.

Principali differenze tra teorie tradizionali e la teoria breve strategica

I classici approcci razionalistici sono basati su logiche ordinarie e presentano quindi un pensiero di tipo causale-lineare. Essi antepongono la cognizione all'azione, vi è la necessità di scoprire la realtà esistente a priori per poter di conseguenza agire (pensiero-azione).
Il cambiamento diventa dunque un effetto della consapevolezza.
Le terapie razionalistiche e psicodinamiche presentano:
a) un etichettamento diagnostico proprio del modello assunto.
b) un indottrinamento teorico-comportamentale.
c) una strutturazione del processo terapeutico attraverso fasi rigide e “riti d'iniziazione”

A differenza le terapie ingiuntive, suggestive si basano principalmente sulle logiche non ordinarie e sul pensiero circolare, questo le porta ad anteporre l'azione all'apprendimento. La realtà deve venir costruita mediante l’azione (azione-pensiero).
Ecco che la consapevolezza risulta essere effetto del cambiamento
Le terapie brevi strategiche presentano:
a) un’assunzione della visione del mondo del paziente.
b) un’utilizzazione di molteplici tecniche in seduta.
c) ingiunzioni di comportamento da mettere in atto al di fuori della seduta (prescrizioni comportamentali dirette, indirette, paradossali)"

Perché è importante la distinzione tra una Causalità Lineare ed una Causalità Circolare?

Secondo la Causalità Lineare, presente in tutte le teorie classiche, esiste un rapporto diretto di causa-effetto tra due eventi. Questo, implica che, ogni tipo di spiegazione o indagine su di un evento, dovrà ricorrere all’analisi del passato in quanto questo rappresenta la causa del presente.

Seguendo invece il concetto di Causalità Circolare vediamo come tra gli eventi esiste un rapporto di causazione reciproca. La causalità circolare pone l'accento sull'informazione che viene veicolata tra gli elementi. In questo caso ogni singola entità è in relazione con le altre. Viene introdotto quindi il concetto di feedback, intendendo che le entità non sono solo emettitori di informazione ma sono anche bersagli poiché ricevono la retroazione del messaggio emesso.
Il processo acquisisce una forma circolare di riverberazione mediante le reciproche retroazioni fra le variabili. Non c'è un inizio ed una fine ma solo un sistema interdipendente di reciproca influenza tra i fattori in gioco.

Come avviene la diagnosi?

Se negli approcci classici viene utilizzata una diagnosi di tipo descrittivo, che descrive tutte le caratteristiche essenziali sul disturbo, ma non fornisce alcun indizio su come possa essere risolto o su come funzioni (questo ci fornisce una fotografia del problema ma non ci dice niente su come risolverlo o modificarlo); nell’approccio strategico la diagnosi è di tipo operativo. Questa fornisce una descrizione relativa alla modalità di persistenza del problema, cioè "come" questo si mantiene. La correttezza di una diagnosi operativa è rilevabile solo a posteriori cioè quando il problema è risolto, evitando quindi qualsiasi stigmate dovuta ad un etichettamento.